Coaching e formazione: approcci diversi, mondi diversi



Coaching e formazione: scelgo di diventare il mio guru


In un mondo in cui è sempre più strategico imparare e adattarsi, coaching e formazione di qualità fanno la differenza.


"Coaching" e "formazione" sono due parole molto di moda, sotto le quali si celano approcci talmente diversi da configurare letteralmente mondi diversi. In questo post esplorerò un aspetto centrale che distingue due macro-approcci tra loro radicalmente differenti. La rilevanza del tema è fondamentale in quanto assume un ruolo strategico nella scelta del proprio coach, di un corso di formazione, di un percorso per diventare coach oltre a un modo di approcciarsi all'apprendimento e, direi, alla vita.


1) "Vi dirò delle bugie, verificate attraverso la vostra esperienza se sono bugie utili per voi"


2) "Non avrai altro guru al di fuori di me"


Prendendo a prestito una frase pronunciata molto spesso da Grinder e Bandler (co-fondatori assieme a Frank Pucelik della disciplina nota con l'acronimo PNL) in apertura dei loro corsi e percorsi formativi nel corso degli anni '70, ho di recente iniziato un seminario formativo. La frase era pressapoco la seguente:


"in questo seminario "vi dirò delle bugie, verificate attraverso la vostra esperienza se sono bugie utili per voi""


Mutatis mutandis, in questo post vi dirò delle bugie, verificate attraverso la vostra esperienza se sono bugie utili per voi.


Un'affermazione che fa la differenza


Questa affermazione, che può sembrare quasi una battuta, in realtà nasconde un approccio alla formazione e al coaching profondamente diverso dal diffusissimo approccio, da me ripetutamente visto e sentito (e letto su diversi libri) nei ben oltre 15 anni di frequentazione degli ambienti del cosiddetto "sviluppo personale" o "crescita personale":


"io sono l'autorità, credi a tutto quello che ti dico che è la verità", che poi continua con "se non hai avuto successo significa che non mi hai ascoltato",


approccio che può essere riassunto con la frase seguente:


"non avrai altro guru al di fuori di me"


Questo era l'approccio dell'altro docente del seminario, che il giorno successivo al mio intervento, e in mia assenza, ha criticato aspramente la frase che ho utilizzato e l'approccio che ne consegue, a mio avviso diventando immediatamente nella mia rappresentazione mentale molto simile a "Tafazzi", il personaggio che si martellava i genitali ripetutamente con una mazza.


Vediamo il perché di questa mia affermazione.


Quali sono i presupposti impliciti e quali le conseguenze di questi due approcci?


Aprirò di seguito alcune considerazioni che potrebbero essere oggetto di diversi libri interessanti; la sintesi (e le conseguenti inesattezze che ne risulteranno, complice anche il linguaggio e la struttura dello stesso) mi pare funzionale allo spazio di un (corposo) post come questo.


Gnoseologia (come sappiamo quello che sappiamo): ritengo (non soltanto io per fortuna ;-) che noi esseri umani, per come siamo fatti, non abbiamo accesso alla verità, costruiamo semplicemente delle mappe (rappresentazioni e insieme di rappresentazioni) che possono essere utili o non utili rispetto ai nostri obiettivi. Se vogliamo uno slogan: "la verità non esiste" (e pensare che esista può dar luogo a parecchie illusioni e innumerevoli conflitti tra persone e culture) o meglio la parola "verità" è una nominalizzazione che non trova riscontro nella realtà umana. Accontentiamoci dunque di mappe utili agli obiettivi che ci prefiggiamo. Ovviamente sul tema potremo parlarne per giorni, indagandone opportunamente le basi neurofisiologiche.


La frase (1) ovvero "vi dirò delle bugie, verificate attraverso la vostra esperienza se sono bugie utili per voi" rappresenta, in modo volutamente provocativo (quanti pensano di avere la verità in tasca???) questa posizione gnoseologica.


L'approccio (2) invece presuppone l'esistenza di verità o quantomeno di "mappe utili per tutti" a prescindere da preferenze individuali, fattori socio-culturali, fattori contestuali ecc, verità/conoscenza ovviamente patrimonio del guru di turno che "riverserà" il suo verbo sul popolo ignorante degli allievi.


Quando questi guru sono riusciti ad ottenere qualcosa nella vita (per chi lo ha fatto e non ne parla soltanto), vi diranno: fai come me e otterrai gli stessi risultati. Come se individuo, contesto, momento storico, cultura, ecc. non contassero niente.


Per questo motivo, ad un approccio di verità, un approccio di "contenuto", preferisco sia da un punto di vista etico che da un punto di vista pratico un approccio di "processo" (che contraddistingue a mio avviso la formazione e il coaching d'avanguardia), rispettoso delle differenze individuali e  allo stesso tempo attento ad alcune "ricette", derivanti dalla nostra neurofisiologia come esseri umani, che possono fare la differenza per molte persone. La differenza tra processo e contenuto sarà oggetto di un altro post.


Conseguenze dei due approcci


Se anche non apprezziamo profondamente l'approccio gnoseologico in precedenza da me rappresentato, ritengo che alcune conseguenze dei due approcci possano chiarire alcune differenze sostanziali con rilevantissime conseguenze pratiche (per il fruitore del servizio) e operative (per il formatore o per il coach). Focalizzerò in questo contesto le prime.


1) Qual è la conseguenza, secondo te, del darti in ultima analisi la responsabilità e la scelta di accettare o meno una proposta che viene fatta dal formatore o dal coach (invece di importela)?


Esatto, il protagonista diventi tu (e non il docente o il coach). E inizi a verificare quanto ti viene detto. Per verificarlo accuratamente, nel campo dello sviluppo personale, ti suggerisco prima di praticarlo, praticarlo e ancora praticarlo (se si tratta di uno "strumento"), in modo da rendere la proposta una scelta veramente disponibile per te. Alla fine quello che più importa per me e che tu scelga di utilizzare la proposta, basandoti sulla tua esperienza individuale. Il mio fine come coach e formatore è l'indipendenza della persona e desidero favorire questa indipendenza da subito.


2) Qual è la conseguenza di "credi ciecamente a tutto quello che ti dico"?


Esatto, diventerai schiavo, dipendente da quello che il guru di turno ti dirà. E se non funzionerà: il guru sosterrà che la colpa è tua e solo tua in quanto non hai messo bene in pratica quanto lui ti ha così gentilmente rivelato, con la conseguenza che svilupperai un forte senso di inadeguatezza (o svilupperai se già in tuo "possesso", il tuo senso di inadeguatezza), comprando ancora più prodotti del guru, e continuando a fustigarti per il non successo di questa strategia. Molto saggio per le tasche del guru.


Secondo me formazione e coaching dovrebbero mirare all'INDIPENDENZA dell'allievo e del coachee dal formatore o dal coach e questo focus influenza da subito le strategie utilizzate da formatore e coach per favorirla.


Può essere un percorso che richiede del tempo, dell'impegno personale per lavorare su di sé, per acquisire nuove abilità, conoscenze e competenze ma "ne vale veramente la pena".


L'approccio (1) è fortemente consapevole dell'importanza dell'apprendimento, dell'acquisizione di nuovi strumenti e strategie e, allo stesso tempo, è consapevole dell'importanza dello sviluppo fin da subito di una fiducia in sé stessi, consci delle enormi possibilità e potenzialità di sviluppo e degli enormi talenti che ognuno di noi possiede.


In ogni caso sarai tu, sarà l'aspirante allievo o coachee a scegliere la direzione: ciascuno di noi ha tutto il diritto di scegliere se e dove apportare dei cambiamenti nella propria vita.


E' una tua scelta (e non una scelta del guru di turno)


D'altra parte la PNL originale [e non quella da palcoscenico], PNL che ho citato in apertura, ha uno scopo ben preciso: aumentare le scelte in chi la impara.


Ti suggerisco, in ultima analisi, una bugia, verificala se è utile per te: "impara a diventare il tuo guru personale"





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